

116. Leone tredicesimo e la Rerum Novarum.

Da: F. Catalano, Stato e societ nei secoli, terzo, G. D'Anna,
Messina-Firenze, 1966.

Lo storico italiano Franco Catalano analizza in questo brano
l'operato complessivo di papa Leone tredicesimo, autore
dell'enciclica Rerum Novarum. Il totale isolamento della Chiesa
cattolica, cui l'aveva costretta il papato di Pio nono, sembr
terminare con l'avvento di Leone tredicesimo. Questi tent di
ricucire cautamente, con una serie di encicliche ed in particolare
con la Rerum Novarum, le lacerazioni esistenti fra la Chiesa e la
cultura moderna. Pur attaccando duramente il socialismo, che stava
diffondendosi a danno della Chiesa anche nelle campagne,
tradizionale terreno di conquista dell'ideologia cattolica, la
celebre enciclica apr le porte dell'impegno sociale ai cattolici,
avviando un movimento inarrestabile. Diverse sono state comunque
le opinioni degli studiosi sulla Rerum Novarum: entusiastiche
quelle dei cattolici, critiche quelle dei marxisti, che vi
rilevarono demagogia ed accademismo, e dei conservatori, che
invece parlarono con terrore della nascita di un socialismo
cristiano.

Dopo la morte di Pio nono (1878) si pot comprendere quanto fosse
isolata la Chiesa nella societ moderna: Sembra - fu osservato -
che cultura e Cattolicesimo siano divenuti, ormai, due termini
antitetici. N l'atteggiamento degli Stati era incoraggiante e
favorevole: l'Italia aveva occupato Roma e pareva impossibile il
gettare una passerella tra le due rive ed anzi il contrasto tra
liberali e cattolici non subisce attenuazioni, resta in tutta la
sua asprezza; l'Inghilterra e la Russia ignoravano la Santa Sede
e nella prima il Gladstone pubblicava, il 7 novembre 1874,
l'opuscolo I decreti vaticani nella loro portata per l'obbedienza
civile; una rimostranza politica, in cui denunciava il colpo
mortale inferto dal decreto sull'infallibilit pontificia al
Cattolicesimo pi moderato. [...] La Chiesa, inoltre, incontrava
difficolt anche in paesi cattolici, come l'Austria, il Belgio, il
Portogallo e la Spagna, mentre era perseguitata in Germania (sono,
questi, gli anni del Kulturkampf) [in tedesco, battaglia per la
civilt, in realt una campagna di persecuzione politica diretta
dal cancelliere Bismarck contro i cattolici per la difesa
dell'unit del Reich] e in Svizzera. [...] Proprio allora, infine,
in Francia, veniva meno l'influenza monarchica e clericale che si
era esercitata subito dopo il 1870 sulla Terza Repubblica ed
acquistavano un pi deciso predominio gli elementi laici e
repubblicani.
Era chiaro, insomma, che la politica di Pio nono aveva condotto la
Chiesa in un grave e pericoloso isolamento: era necessario
uscirne, tanto pi che, per il momento, non si scorgeva alcuna
possibilit di mutamenti nell'opinione pubblica dei vari paesi
europei. Il nuovo papa, Leone tredicesimo, fu colui che tent un
reinserimento [della Chiesa] nella nuova situazione storica
attraverso una coraggiosa utilizzazione dei mezzi offerti dal
mondo moderno, un reinserimento che si valeva di una maggiore
duttilit nell'affrontare i compromessi resi necessari dalla
situazione e che, in taluni momenti, raggiunse una parvenza di
notevole apertura verso le esigenze della vita moderna: come ad
esempio, nell'enciclica  Immortale Dei. De civitatum
constitutione christiana , del 1 novembre 1885, in cui pur
affermando che lo Stato deve essere cattolico, disse che tuttavia
la Chiesa non biasimava quei governi che, in vista di un bene
maggiore e per evitare un male peggiore, sopportano con pazienza,
nelle leggi e nel costume, che ogni culto trovi ospitalit sul
territorio dello Stato; oppure come nell'altra enciclica 
Libertas. De Libertate humana  in cui sosteneva essere una
calunnia inutile e senza fondamento l'affermare che la Chiesa
vedesse di malocchio le forme pi moderne degli ordinamenti
politici e [respingesse] in blocco tutte le scoperte del genio
contemporaneo.
Era vero, peraltro, che Leone tredicesimo, in questa enciclica,
continuava a condannare, proprio come aveva fatto Pio nono, le
cosiddette libert moderne, il naturalismo e il razionalismo, e
soprattutto il liberalismo, che difendeva opinioni che, per la
stessa enormit loro, fanno orrore e sono assurde, apertamente e
sommamente funeste, come la separazione della Chiesa dallo Stato,
che, in particolare, faceva padrone assoluto e onnipotente lo
Stato, o la libert di parola e di stampa, o la libert di
coscienza o l'altra d'insegnamento. [...].
Eppure il voler scorgere una stretta identit fra i due
pontificati ci sembra un errore, perch lo stesso intento che
Leone tredicesimo persegu con tenacia - restituire alla Chiesa la
supremazia sul mondo nel campo politico, religioso e sociale - era
tale da spingerlo a mescolarsi di pi con il mondo, ad accettarne,
entro certi limiti, la logica per influire su di esso dal di
dentro. Insomma, riconoscimenti della validit della civilt
moderna, come quelli che egli esprimeva alla fine dell'enciclica 
Libertas , sarebbero stati impossibili in un Pio nono; non essere
riprovevole il cercare di far prevalere una forma di reggimento
libero; non essere vietato ai cattolici il prediligere governi
temperati di forme democratiche; essere onesta cosa il prendere
parte all'amministrazione dei pubblici affari, tranne che in
alcun luogo per circostanze speciali di cose e di tempi non venga
disposto altrimenti; la Chiesa anzi approva che ognuno cooperi al
bene comune e, secondo la possibilit sua, difenda, conservi e
faccia prosperare lo Stato; essere pure onesto il volere
l'indipendenza della propria nazione da straniera e dispotica
signoria; eccetera Erano, queste, tutte aperture verso una realt
che il papa si sforzava di capire, senza dubbio allo scopo di
meglio influire su di essa, ma, intanto, l'importante era che
all'atteggiamento di risoluta e intransigente negazione di Pio
nono si fosse sostituito questo atteggiamento pi duttile e pi
disposto ad accogliere i suggerimenti che provenivano
dall'esterno. [...].
Fra l''80 e il '90, il socialismo cominciava a fare presa proprio
sui contadini - che erano quelli su cui si era esercitata fino
allora l'influenza della Chiesa -, contribuendo a strapparli al
vano rimpianto del lontano passato ed a rivolgerli verso il futuro
e destando in essi la speranza di poter creare una nuova societ
superiore a quella borghese: per quanto ancora molto oscuramente,
il proletariato cominciava a porsi come la nuova classe dirigente.
Era chiaro, pertanto, che la Chiesa non avrebbe potuto continuare
a guardare verso l' ancien rgime se non voleva essere rapidamente
soppiantata dalla nuova predicazione socialistica. Ecco da ci la
necessit di prendere posizione, necessit avvertita da Leone
tredicesimo, il quale rese nota, nel 1891, con l'enciclica  Rerum
Novarum , la sua visione dei problemi sociali. E' bens vero che
le origini di questa enciclica vanno ricercate in buona parte
nell'azione dei cattolici degli altri paesi europei, meno
appesantiti e implicati nella contesa per il potere temporale, ma
 senza dubbio anche vero che quella enciclica nacque dal
desiderio del papa di porre rimedio ad una situazione che, in
Italia, stava diventando molto pericolosa per la Chiesa.
Se vista in tale prospettiva, la  Rerum Novarum  acquista tutta
l'importanza di una risposta alla minaccia socialista, una
risposta che accettava alcuni dei postulati fondamentali degli
avversari: anzitutto, il grande principio dell'organizzazione
proletaria, poich Leone tredicesimo affermava di vedere con
piacere formarsi ovunque associazioni sia di soli operai sia
miste di operai e di padroni e proclamava il diritto di unirsi in
societ, un diritto naturale che lo Stato doveva tutelare e
proteggere e non distruggere; inoltre, sosteneva la necessit di
un intervento dello Stato in aiuto ai deboli ed ai poveri (Il
ceto dei ricchi, forte per se stesso, abbisogna meno della
pubblica difesa; le misere plebi, che mancano di sostegno proprio,
hanno specialmente necessit di trovarlo nel patrocinio dello
Stato [...]); e, infine, sembrava accettare l'affermazione
fondamentale del socialismo, in base alla quale le classi
lavoratrici dovevano ottenere una maggiore responsabilit nella
vita sociale perch erano esse a produrre la ricchezza, quando
diceva che si pu affermare con verit che  il lavoro degli
operai quello che forma la ricchezza nazionale. Erano queste le
posizioni veramente nuove rispetto alla tradizione del
Cattolicesimo ufficiale conservatore ed esse contribuirono a
distaccare finalmente, come scrive De Rosa [Gabriele De Rosa,
storico italiano contemporaneo], la concezione corporativa dal
paternalismo aristocratico per collegar[la] a un moto democratico
di popolo. In effetti, bast - dice Jemolo [Arturo Carlo Jemolo,
giurista e storico italiano, esperto dei rapporti fra stato e
Chiesa] - che la Santa Sede alzasse una saracinesca, perch la
corrente impetuosa delle rivendicazioni economiche, fino allora
frenata in vasti ceti dall'apparenza d'irreligiosit che ad opera
dei primi agitatori aveva accompagnato quelle rivendicazioni,
prendesse il suo naturale corso: l'organizzazione confessionale,
sotto la guida dell'autorit ecclesiastica. Insomma, il mondo del
lavoro, dopo l'enciclica, poteva essere avvicinato con ben altro
spirito: ora se ne scorgeva la realt effettiva, a differenza di
quanto era avvenuto anche con gli intransigenti, i quali avevano
sempre creduto di potersi servire delle classi lavoratrici ai loro
fini di restaurazione del potere temporale. Fu, questa, la
frattura fondamentale che rese possibile la democrazia cristiana
di Murri [Romolo Murri, sacerdote, fautore delle istanze sociali e
moderniste della Chiesa] e di Sturzo [Luigi Sturzo, sacerdote,
tra i fondatori del partito cattolico]; l'approfondimento teorico
dei problemi sociali di Toniolo [Giuseppe Toniolo, economista e
politico cattolico]. [...] Nacque, cos, una corrente di cattolici
che, pur ammettendo la gravit della questione romana e rimanendo
fedeli al "Non expedit", non credeva di essere in contraddizione
con il pontefice, se dedicava eguale interesse alla questione
sociale. [...].
Certo, anche in questo nuovo interessamento sociale si inserivano
alcune note di ambiguit, perch poteva sembrare che Leone
tredicesimo ed i democratici cristiani avessero scelto la strada
dell'impegno verso le classi diseredate per continuare ad
affermare, in un ambiente diverso da quello degli anni '70 o '80,
i diritti della Chiesa. [...] Sembrava che i democratici cristiani
si proponessero di restaurare l'autorit e l'influenza della
Chiesa e del Papato e che la loro lotta contro la borghesia
liberale fosse ispirata soprattutto dal desiderio di prendersi una
rivincita su chi aveva, nel 1870, abbattuto il potere temporale.
[...].
Certo, questa ambiguit, che rimaneva al fondo, fra un programma
temporalistico ed uno pi schiettamente sociale, giustifica il
giudizio che gli storici marxisti hanno dato di questa corrente
cattolica: ad esempio, per Candeloro, la stessa  Rerum Novarum 
 tutta dominata dalla polemica antisocialista: l'intervento dei
cattolici in questo campo [doveva] avere sostanzialmente lo scopo
di contrastare l'azione dei socialisti e, in genere, delle
organizzazioni operaie di classe. Secondo lui, l'enciclica
conteneva una dose di demagogia sufficiente per apparire agli
strati meno avanzati dei lavoratori come un documento progressivo,
mentre era in realt profondamente conservatore. Questo giudizio
richiamava l'altro di Gramsci sul pensiero sociale dei
cattolici: il pensiero sociale cattolico ha un puro valore
accademico: occorre studiarlo e analizzarlo in quanto elemento
ideologico oppiaceo, tendente a mantenere determinati stati
d'animo di aspettazione passiva di tipo religioso, ma non come
elemento di vita politica e storica direttamente attivo. Per
Gramsci, il movimento cattolico andava inteso come uno stadio
preliminare della pi spiegata coscienza di classe alla quale
educava solo il comunismo. Gli storici cattolici, invece,
celebrano l'enciclica come la carta ideologica che segn le
direttive generali sicure per le forze cattoliche, dilatando
l'argomento ad alcuni dei problemi essenziali del diritto
naturale e civile. [...].
La novit di un pontefice che si era messo alla testa di un
movimento sociale dest non poca meraviglia e subito si parl di
socialismo cristiano, come fu scritto sulla Nuova Antologia
del 1 settembre 1892: coloro che in questi ultimi tempi sorsero
dalle file del Clero a patrocinare il socialismo a nome del
Cristianesimo, crearono questo mostro del socialismo cristiano o
cattolico ovvero del Cristianesimo o Cattolicesimo sociale [...],
si affermava, mostrando tutta la delusione dei conservatori che si
vedevano sottratto l'aiuto dei cattolici per tenere ubbidiente il
popolo lavoratore. E si aggiungeva che la falsa ombra di un
socialismo cristiano non serve se non ad agevolare la via al
socialismo vero, che non  cristiano: invece, il compito pi
urgente non era di fargli fare la strada, a questo socialismo,
bens di chiudergliela.
